Abstract_2011
Il secolo scorso ha rischiato di farci perdere il senso del tempo, nella rincorsa affannosa di una velocità imposta dalla tecnologia e dall’economia. In contrasto con questa tendenza si era espresso nel 1991 Alexander Langer: “dobbiamo tentare di congedarci dalla corsa verso il ‘più grande, più alto, più forte, più veloce’ chiamata sviluppo per rielaborare gli elementi di una civiltà più ‘moderata’ (più frugale, forse, più semplice, meno avida) e più tollerante nel suo impatto verso la natura,”Lo stesso concetto di tempo, che è legato alla percezione che abbiamo del mondo esterno, varia se lo consideriamo dal punto di vista fisico e tecnico (lo scorrere del tempo di un orologio) o dal punto di vista biologico ed ecologico, cioè il tempo della vita, il tempo per vivere (diverso da specie a specie); ed il tempo è il protagonista della più importante teoria biologica, quella dell’evoluzione, che rende la biologia una disciplina storica, oltre che scientifica.Ma il tempo trascorso in auto, magari in fila, non ha lo stesso valore del tempo trascorso in un ambiente naturale o in compagnia di persone care. Quest’ultimo concetto ci pone di fronte al problema di come utilizziamo il nostro tempo, se il suo utilizzo è compatibile con il nostro ambiente o meglio se è sostenibile. La corsa continua e sempre più veloce rischia di farci perdere il senso e la memoria del tempo, in una non-realtà fatta solo di presente, senza quasi passato e senza prospettiva per il futuro.Ci sono poi differenze nella concezione del tempo tra culture diverse e la visione economica del mondo occidentale ci ha portato a pensare che l’unico tempo importante sia il tempo di lavoro, perché il tempo è denaro; dunque dobbiamo andare sempre più veloci, produrre sempre di più, correre, senza magari domandarci perché e dove stiamo correndo. Tiziano Terzani confrontando alcuni anni fa i paesi sviluppati con l’India rurale diceva “L’India è ricca di tempo e povera di denaro, noi siamo ricchi di denaro e poveri di tempo”Per queste ragioni dovremmo fermarci a riflettere su cosa sta succedendo, su dove stiamo andando, su quali sono le nostre esigenze biologiche e sociali, per riprenderci il nostro tempo di vita, valorizzando le relazioni più che il possesso di denaro o di merci.