Abstract_2011
BEI TEMPI
Piergiorgio Odifreddi
“Se nessuno me lo chiede lo so, ma se qualcuno me lo chiede non lo so”, diceva Agostino del tempo nelle Confessioni. E lo ripetono da allora i filosofi, che pur boccerebbero sdegnati qualunque studente che pretendesse di cavasarsela così banalmente agli esami. Certo sull’argomento non hanno fatto progressi sostanziali i buontemponi che, dal Proust di Alla ricerca del tempo perduto all’Heidegger di Essere e tempo, non hanno nemmeno intuito ciò che invece aveva capito il Chaplin dei Tempi moderni: che il singolare concetto di tempo é, in realtà un plurale. Ne é invece ben conscia la scienza, che a partire da Einstein definisce il tempo come ciò viene misurato dagli orologi: dei quali, come si sa, c'é un’infnita varietà.
Anzitutto, gli organismi possiedono molti orologi biologici, che regolano i loro bioritmi: il livello ormonale, la temperatura, il battito cardiaco, l’appetito, il sonno, la riproduzione e l’invecchiamento. Il primo di questi orologi fu scoperto nelle piante nel Settecento, e oggi se ne conoscono parecchi. Essi sono regolati e coordinati nell’uomo dall’ipofisi, ma in altri organismi da aree diverse: la retina negli insetti, la ghiandola pineale negli uccelli, i nuclei soprachiasmatici nei topi. Esiste addirittura un ben definito tempo biologico, che si può misurare dalla velocità di cicatrizzazione delle piaghe cutanee o della crescita delle cellule nel plasma.
In condizioni normali questi orologi e i relativi tempi associati sono sincronizzati e definiscono un unico tempo biologico, ma bastano una notte di bagordi o un viaggio intercontinentale per sfasarli. Analogamente, la noia e la distrazione da un lato, o l’interesse e la concentrazione dall’altro, possono sensibilmente accelerare o rallentare il fluire psicologico del tempo, che essendo sostanzialmente basato sulla memoria non solo é sostanzialmente personale, ma é anche quasi inesistente o poco sviluppato nei bambini. Per questi motivi siamo tutti disposti ad accettare il carattere illusorio, relativo e soggettivo dei vari tempi psicobiologici.
Siamo invece molto meno disposti ad accettare la relatività e l’illusorietà del tempo fisico, o anche solo preparati a riconoscerne la molteplicità. Eppure le caratteristiche del tempo microscopico sono ben diverse da quelle del tempo macroscopico: ad esempio, le particelle atomiche possono andare indifferentemente dal passato al futuro, o dal futuro al passato. Soltanto in termodinamica appare quella che si chiama la “freccia del tempo”, segnalata dalla continua crescita del disordine misurato dall’entropia. Ma la freccia del tempo termodinamica non é l’unica, perché l’espansione dell’universo seguita al Big Bang ne fornisce un’altra cosmologica. Ne é unico il tempo macroscopico perché ogni sistema lontano dall’equilibrio costituisce un orologio chimico che misura un tempo dinamico, diverso da quello statico solito. E non é unico nemmeno il tempo cosmico, perché secondo la teoria della relatività ogni (grande) massa dell’universo ne possiede uno proprio.
Insomma, i fraintendimenti filosofici e letterari della nozione di tempo sono il frutto della provinciale superficialità di coloro che non vedono al di là del proprio naso, o di quello della propria specie. Ma l’interesse che questi fraintendimenti rivestono per l’uomo comune sono spiegati, se non giustificati, dal fatto che é proprio il tempo umano quello che ci influenza maggiormente nella vita quotidiana. Ed é non solo interessante e giustificato, ma affascinante e doveroso, studiare gli orologi e i calendari scoperti o inventati nel corso della storia umana e nell’estensione della geografia terrestre. Mostrando, in particolare, le origini, gli sviluppi e i consolidamenti delle convenzioni e delle superstizioni che scandiscono il nostro tempo.
Mentre il giorno é determinato in maniera assoluta dal moto di rotazione della Terra su su stessa, la sua scansione é ovviamente arbitraria. La divisione in ventiquattro ore, di sessanta minuti ciascuna, di sessanta secondi ciascuno, deriva dal sistema sessagesimale babilonese. Le ore prendono invece il nome da Horus, il dio egiziano padre del Tempo. I minuti dal fatto che sono “piccoli”. E i secondi dalla troncatura dell’espressione “minuti secondi”.
Più astrologico che astronomico é il raggruppamento dei giorni in settimane o “sette mattine”, introdotto dai babilonesi e poi adottato dagli ebrei: esso infatti corrisponde solo approssimativamente alla durata delle fasi lunari. Anche l’associazione dei giorni ai pianeti risale ai babilonesi, con un ordine che si ottiene procedendo “per quinte” sulla sequenza apparente dei pianeti (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno). Gli ultimi due giorni della settimana, che in inglese rimangono Saturday e Sunday, da noi sono poi diventati Sabato e Domenica, ciò é rispettivamente “giorno dello Shabbath” e “giorno del Signore”, per l’influenza ebrea e cristiana.
Il mese é determinato dal moto della Luna attorno alla Terra, che dura circa 29 giorni e mezzo: di qui la necessità di alternare mesi di durata variabile. L’anno é invece determinato dal moto della Terra attorno al Sole, e prende il nome dall’anello dell’orbita: poiché dura in media 365 giorni e un quarto, la sua scansione in mesi é un’impresa complicata. Il primo calendario romano introdotto da Romolo ne aveva solo dieci, in origine numerati dal primo al decimo: ne rimane una traccia nei nomi da Settembre a Dicembre. In seguito i primi mesi cambiarono nome, e divennero Marzo, Aprile, Maggio e Giugno in onore di Marte, dell’apertura delle gemme, di Giove (dio maggiore) e di Giunone.
Per rimediare alla deficienza aritmetica di Romolo, il cui anno durava soltanto 304 giorni, Numa Pompilio introdusse altri due mesi agli inizi, dedicati a Giano e Febro (dio dei morti): arrivò così a 355 giorni, ma spostò il capodanno dalle sensate vicinanze alla primavera, all’insensato 1 gennaio. Giulio Cesare aggiunse ancora dieci giorni ogni anno, più uno ogni quattro (chiamato bisextus, “bisestile”, perché ripeteva il sesto giorno prima delle calende di marzo, cioé il 24 febbraio): come premio, Augusto gli dedicò Luglio, e si dedicò Agosto per non essere da meno. Il nuovo calendario determinò anche l’alternanza dei mesi lunghi e corti, meno erratica di quanto sembri: disponendo i mesi sulla scala musicale cromatica, e prendendo Agosto come “do”, i tasti bianchi corrispondono infatti ai mesi di 31 giorni, e i tasti neri ai mesi di 28 o 30 giorni.
Sul calendario civile la Chiesa ha sovrapposto un doppio calendario relegato alle ricorrenze principali della sua mitologia. Il calendario religioso solare é imperniato sul 25 dicembre, che in origine era il Natalis solis invicti degli adoratori del dio persiano Mitra: esso festeggiava la “res” del Sole, tre giorni dopo la sua morte al solstizio d’inverno, e fu adottato dai cristiani nel IV secolo. Una volta fissato un giorno per la nascita di Cristo, vengono automaticamente determinati quelli del concepimento (nove mesi prima, il 25 marzo) e dell’epifania, che commemora la visita dei Re Magi narrata da uno solo dei Vangeli (tredici giorni dopo, il 6 gennaio).
Il calendario religioso lunare é invece imperniato sulla Pasqua, che in origine commemorava il passaggio degli Ebrei attraverso il Mar Rosso, e prende il nome dalla cerimonia della Pascha, “immolazione di un agnello”: la Pasqua cristiana, che commemora invece la resurrezione di Cristo, cade la prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera, e può dunque variare tra il 22 marzo e il 25 aprile. Quaranta giorni prima inizia la Quadragesima, “Quar(ant)esima”, un periodo di digiuno che segue il Carnevale: questo prende il nome da carne levare, perché vi si faceva un’abbuffata di carne. Cinque giorni dopo la Pasqua gli ebrei festeggiavano la Pentecoste, “Cinquantesima”, che commemorava la promulgazione della legge ebraica cinquanta giorni dopo il passaggio del Mar Rosso: anche questa festa fu adottata dai cristiani, per commemorare l’ascensione di Cristo.
L’inizio del computo degli anni in un’era avviene, naturalmente, a partire da un riferimento arbitrario. Ad esempio, di natura religiosa: la Genesi (3761 a.C.), il nirvana di Buddha (544 a.C.), la morte di Mahavira (528 a.C.), la nascita di Cristo (anno 0), l’egira di Maometto (622 d.C.). O di natura politica: ab Urbe condita (753 a.C.), o dalla marcia su Roma (1922). I greci, più laici e democratici, usavano invece un sistema di datazione quadriennale a partire dalla prima Olimpiade (776 a.C.). E’ troppo sperare che un giorno l’umanità, dimenticando le divisioni religiose e politiche che la dilaniano, sappia trovare un calendario universale che ci ricordi invece l’unità della ragione?
Cinzia Scaffidi
Ho tempo per capire. Perché senza comprensione non c'e conoscenza, senza conoscenza non c'è scelta, senza scelta non c'è democrazia. Nel cibo, come in tutto il resto, ho tempo per mantenermi libero.
Intorno all'idea del tempo si è sviluppata tutta l'agricoltura e buona parte della gastronomia. L'agricoltura serve non solo alla sussistenza immediata ma anche a far scorte per il futuro. E, più in generale, l'agricoltura ha a che fare con il futuro, perchè mettere un seme in terra significa predisporsi all'attesa, ma anche alla creazione del futuro. La gastronomia ha elaborato molte delle sue competenze nel confronto con il tempo, e con le trasformazioni che il tempo porta con sé: conservare, Ho tempo per capire. Perché senza comprensione non c'e conoscenza, senza conoscenza non c'è scelta, senza scelta non c'è delocrazia. Nel cibo come in tutto il resto. Ho tempo, dunque, per mantenermi libero.
Seccare, salare, sterilizzare...sono parole che, se riferite al cibo, parlano di confronto con il tempo.
Poi è intervenuto il mercato, e il tempo è stato solo considerato in quanto tempo di produzione: quello dedicato a far la spesa e a cucinare è diventato tempo privato, non produttivo e non retribuito, e quindi occorreva impiegarne il meno possibile: nei supermercati, recita il mantra si risparmia tempo. Chi va nei supermercati ritiene di avere poco tempo e poco denaro.
Ma la distribuzione che ha a che fare con l'agricoltura che ci piace, quella locale, stagionale e sostenibile, è una distribuzione locale, stagionale e sostenibile: sono i mercati di prossimità, quelli degli agricoltori, dove il tempo viene impiegato: per capire, per relazionarsi, per costruire cultura.
Il tempo e i soldi che hanno a disposizione i frequentatori di questi mercati sono probabilmente gli stessi a disposizione dei frequentatori dei supermercati ma, mentre là il tempo si risparmia, si nega, qui il tempo si investe. Probabilmente è vero che il tempo è denaro: e proprio per questo occorre usarlo per vivere meglio, non biecamente "sparagnarlo" perdendo di vista il proprio e l'altrui benessere.