Senza vincitori né vinti: la musica come strumento di pace

La fuga dalla guerra in Siria, un percorso sulla rotta dei migranti e ora il palco di Senza vincitori né vinti con Marco Paolini e Simone Cristicchi. Alaa Arsheed e Isaac De Martin, sul Monte Tomba, per testimoniare il senso del loro progetto Seeds_IplaywithMozart: la guerra non è finita ma il talento è più forte del conflitto, la musica avvicina i popoli. 

Insieme ai due narratori, a proporre l’arte e la musica come strumento universale di dialogo, punto di svolta per il superamento del conflitto, dalla brutalità alla speranza, e la creazione di futuro, sono due giovani musicisti, un rifugiato siriano e un italiano, che hanno già raccolto l’attenzione di UNHCR, Amnesty e Al Jazeera.

Alaa Arsheed e Isaac De Martin sono sul palco, assieme alla coppia Paolini-Cristicchi, per suonare la partitura originale di Senza Vincitori né vinti – scritta da Alessandro Grego e diretta da Filippo Faes – insieme al Coro Valcavasia, Anna Serova alla viola, Mattia Tormen e Andrea Bordignon alle percussioni.
Su quel palcoscenico naturale, sulla cima del Monte Tomba, ci sono soprattutto per testimoniare il senso del progetto che nasce dal loro incontro: un profugo siriano e un “locale” veneto-italiano, che si incontrano “grazie” alla guerra e attraverso la musica, si riconoscono talento, vicinanza e amicizia. Scelgono di comporre e suonare insieme e inventano Seeds_IplaywithMozart, un progetto che altro non è se non la proposta di condivisione del loro percorso felice.

Fuggito nel 2011 dalla Siria, dove con la famiglia gestiva un caffè culturale che ospitava concerti e mostre, Alaa arriva in Italia con il suo violino nel 2015. Incontra Isaac nella sede di Fabrica, il centro di ricerca trevigiano che intercetta la sua storia e decide di produrre il suo primo album, Sham: otto brani in cui il musicista siriano ripercorre la sua vicenda personale.
Insieme, la scorsa estate, Isaac e Alaa affrontano un viaggio sulla rotta balcanica dei migranti, ripercorsa al contrario da Udine a Salonicco, un viaggio in cui sperimentano direttamente la musica come strumento di facilitazione e di incontro. Suonano con i migranti e con i locali, cercano e offrono dialogo con il linguaggio della musica. Oggi, mentre la Siria è ancora lacerata dal conflitto e il tema dell’accoglienza dei richiedenti asilo infiamma e agita il dibattito politico, continuano a fare della loro musica un percorso di pace e di speranza.
Parte dell’esperienza di Seeds è confluita anche in Construction Site, l’ultimo album di De Martin pubblicato nelle scorse settimane: un viaggio sonoro nel segno della contaminazione che coinvolge, oltre ad Alaa, artisti da tutto il mondo incontrati dal musicista trevigiano negli ultimi due anni.

Il 28 e 29 luglio, sul Massiccio del Grappa celebrano il rito collettivo della fine del primo conflitto mondiale, avvenuto 100 anni fa, e ci ricordano, concretamente con la loro presenza, che le guerre non sono finite.
“Ricordiamoci che la guerra c’è, non solo c’è stata. Si è spostata da queste montagne e da questo emisfero terrestre e continua ad essere combattuta – ricorda Alaa Arsheed – sono grato alla musica e al teatro che mi permettono di essere qui, per portare un messaggio di pace e insieme di attenzione verso situazioni di sofferenza”.
“Dall’alto delle cime lo sguardo è ampio e la riflessione si apre ad un orizzonte che riguarda le guerre contemporanee e la storia dell’uomo – afferma Isaac De Martin – spesso diamo per scontato che la guerra non tornerà. Non si tratta di abolire confini o conflitti, piuttosto di chiedersi se il conflitto ha bisogno di toccare la brutalità della guerra per produrre i suoi frutti positivi: il confronto e la consapevolezza dei limiti.”

2018-07-17T08:47:41+00:00 26 / 6 / 2018|